2015

Rede Museística Provincial de Lugo

Category
Art
About This Project

SAS DIOSAS.

Miradas, sa arèntzia mea

“Trasformo in pittura le gocce del mio sangue per ritrarre le donne che insieme rappresentano le ultime sei generazioni della mia famiglia materna”

Video / Foto / Paesaggio sonoro

 

La realizzazione di quest’opera, dall’inizio alla fine, è stata possibile grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie e della disponibilità di familiari, amici ed amici di amici… Skype, WhatsApp, Facebook e Twitter negli ultimi mesi sono stati i miei alleati. Grazie a loro ho potuto ritrarre la mia famiglia e, finalmente, trasformare le mie immagini mentali nel video “Sas Diosas. Miradas, sa arèntzia mea”. Invece di prendere un aereo, ho scelto di riporre la mia fiducia negli strumenti che da anni utilizzo quotidianamente per stare in contatto in ogni momento con familiari ed amici, indipendentemente dalla distanza fisica che ci separa. Mia madre mi ha “preso per mano” per fare una passeggiata virtuale per casa durante diverse settimane: tra scatole e scatole di fotografie antiche, abbiamo ripassato e ricordato insieme ogni immagine, ogni sguardo, ogni momento che era stato catturato nel passato e custodito durante anni. Dal primo istante di questo processo, sono stata cosciente del fatto che senza di lei, gran parte di questo lavoro non sarebbe stato possibile. Oltre ad essere una donna che, senza esitare due volte, si è sempre adattata, grazie a me o per “colpa” mia, ad utilizzare qualsiasi cosa che ci potesse aiutare a soffrire meno la distanza, è sempre stata un’insuperabile guardiana di ricordi. Grande collezionista ed amante di antichi oggetti, ha riunito durante tutta la sua vita un gran numero di averi che, per il loro valore storico, oltre a quello sentimentale, parlano della nostra famiglia durante generazioni. Fino ad allora, non mi ero resa conto che la casa dei miei genitori, a suo modo, è un piccolo museo. Per questo motivo, oltre al puro sentimento nato dal legame di sangue, ho voluto e potuto ritrarre anche la memoria storica che va in qualche modo oltre la nostra storia personale. Credo che attraverso questo progetto abbia finalmente raccolto il suo testimone prendendomi cura di tutto ciò e mostrandolo agli altri. Lo faccio trasformando in pittura le gocce del mio sangue per ritrarre sei donne che insieme rappresentano le ultime generazioni della mia famiglia materna: Mariagiuseppa Mulas, Giuseppina Madau, Giovanna Saba, Ines Serra, Monica Mura e Gaia Plateo. Per accompagnare le immagini ho voluto realizzare una versione cantata di alcuni versi della poesia in lingua sarda “A Diosa” (La Dea), scritta da Badore Sini (1873-1954), e musicata per la prima volta nel 1921 come “Non potho reposare” (Non posso riposare) da Giuseppe Rachel (1858-1937). Questo tema ha un significato speciale, perché si tratta dell’unica canzone in lingua sarda che mi hanno insegnato nelle lezioni di canto delle elementari. Sento ancora viva l’emozione che mi travolgeva quando, da piccola, ancora senza capire il significato delle parole, cantavo a mia madre questo inno sardo di amore alla donna ed alla terra. Oggi, finalmente cosciente del prezioso significato di ogni parola, voglio ripetere questo piccolo gesto pieno d’affetto, per celebrare la vita ed esaltare le mie radici. É curioso come, processi di questo tipo possano aprire e chiudere porte, rafforzare, rompere o creare nuovi legami. Credo sia giusto sottolineare il suo valore antropologico, perchè la sua visione propizia tanto una riflessione personale quanto collettiva. Infine ho voluto chiudere questo video che, nella sua concezione ha una struttura narrativa circolare protesa verso l’infinito, con alcune delle traduzioni che ho ricevuto in questi giorni. Nell’era della comunicazione 5.0, dove i computer, tablet e smartsphone permettono di trasmettere e ricevere informazione in tempo reale in tutto il mondo attraverso della rete, ho chiesto aiuto alle persone dei social network per mettere le ali a questo progetto: grazie a loro, il titolo e la frase in sardo che spiega molto brevemente questo lavoro è stato tradotto da amici, amici di amici e sconosciuti, che con la loro pazienza e tempo, hanno dedicato un momento della loro vita a compiere questo gesto simbolico collettivo con il quale si vuole ricordare l’importanza e la ricchezza di tutte le lingue.
Grazie a tutti.
Monica

 

Quest’opera è stata ideata in modo specifico per la 2ª Fase di Olladas ‘A miña familia, (Sguardi, la mia famiglia) nell’ambito del progetto “L’arte di essere donna in un mondo da condividere 5.0”. 2015. I pezzi che compongono l’opera: “Sa Diosa 33×33 cm, Su Centru 26×26 cm, Sa Còrbula 24×24 cm, Su Coccoi 17×17 cm, Su Coro 17×17 cm, Sa Mariposa 13×13 cm, Sa Tzìchera 10×10 cm, Sas Raighinas base 8×8 cm, 25×25 cm.” Video: “Sas Diosas. Miradas, sa arèntzia mea” (Le donne di questo video sono: Mariagiuseppa Mulas, Giuseppina Madau, Giovanna Saba, Ines Serra, Monica Mura e Gaia Plateo. Insieme rappresentano le ultime sei generazioni della mia famiglia materna. Il tema sonoro utilizza versi della poesia in lingua sarda “A Diosa” (La Dea) scritta da Badore Sini (1873-1954), e musicata per la prima volta nel1921 come “Non potho reposare” (Non posso riposare) da Giuseppe Rachel (1858-1937). Adattato da Monica Mura (voce e paesaggio sonoro), interpretata da Fernando de Arana (chitarra) e registrato da Santiago Rodríguez Fernández.
Tecnica Mista, Video Installazione, Grandezza variabile.

 

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